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Il ponte

La nostra amicizia è una sorta di ponte, quel passaggio che ci serve per mantenere un contatto con la nostra infanzia e ciò che saremo da adulti.
È così che io vedo questo nostro rapporto che in troppi giudicano e in troppi non riescono a capire.
Quante volte sono cresciuta a ritmo dei nostri gesti portatori di vita, forse non ne hai idea.
Quante volte ho danzato, quante volte ho camminato sullo stesso percorso, che passa dall’idea di accettazione della mia fallibilità, della mia umanità.
Ricordo un gioco, dove il percorso è obbligatorio, a volte si snoda a volte no. Ora mi trovo in un bivio, quasi obbligatorio, dove a destra la via finisce e a sinistra la via si fa lunga e tortuosa. Si può scegliere in realtà, io la chiamerei una scelta retorica, inutile, che trova la risposta nella sua stessa essenza.
Mi trovo di fronte a questo passaggio e ne ho paura, non posso tornare indietro, non posso fermarmi. Forse l’unica consolazione è che sarà un cammino lungo, la lentezza mi permette di calibrare il passo, di vedere molte più cose attorno a me. Questa nostra amicizia non so se si fermerà in una tappa per poi riprendersi in un’altra. Avrò delle cose da fare, da scegliere in totale solitudine, sarà forse un percorso parallelo?
Siamo tutti in percorsi paralleli giacchè nessuno può vivere al posto di nessun altro?
Forse il mondo è fatto di strade meridiane: dove tutti ci vediamo da un’equa distanza, dove ci si incontra se non tramite lo sguardo e la parola. Siamo milioni di strade, che a volte si incrociano, che a volte confluiscono, ma sempre su corsie diverse. Siamo milioni di percorsi diversi. Perché in ogni meridiano il paesaggio differisce anche se solo per piccolissimi dettagli. Spero di poterti accompagnare a lungo, ho appena deviato il mio percorso da un ideale parallelo per me poco corretto, allora ho capito di dovermi spostare un po’ più in là, di non dover far coincidere per forza il mio percorso con una strada a senso unico, una strada senza sbocchi, una strada morta. Allora di colpo ho ritrovato una foresta, una giungla, un paesaggio mai visto forse, almeno da me, che ho occhi ancora molto ristretti, poco esperti.
D’improvviso abbandonando quella strada a senso unico mi si è spalancata la radura, ho visto che si può amare e volere quello che più si adatta a noi. Ho visto milioni di altri meridiani, milioni di altre strade, forse buone, forse accidentate, ma mie. Ho lasciato andare lo spettro di qualcosa che non avrebbe mai potuto essere, o che avrebbe potuto essere se non tramite estrema cura, puntigliosità, non vicinanza da parte mia, ho capito che in un percorso condiviso la fatica del passo viene fatta da tutti, altrimenti non funziona, o qualcuno si ferma o qualcuno regge sulle spalle il peso di qualcun altro e alla lunga stanca. Non ho mollato, mi sono soltanto spostata un po’ più in là e con me ti sei spostato anche tu, anche voi, o forse semplicemente mi sono avvicinata al tuo e al vostro meridiano.

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