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Ogni fine ha il suo inizio.

Per ogni fine c’è un inizio, dovrei concentrarmi per cominciare a descrivere la parola principio.

È per principio che io ti  ho detto no, ho rinnegato a me stessa la tua presenza, che si sarebbe fatta troppo sottile per essere percepita. La frivolezza degli occhi, credo, sia stata la cosa che più di tutte mi ha colpito. Non ho potuto raccontarti come immaginavo il nostro futuro, ma non credo sia importante tanto quanto la mia serenità.

Cerchi concentrici di ricordi affiorano alla memoria ed è doloroso sentirli vibrare in superficie, come acqua fatta di carne e di sangue, non ho altro metodo che accettare questo pezzo di pane avvelenato che ad ogni intervallo mi viene offerto. E io non posso che mangiarlo, pensare e dire “non è poi così amaro” “non è poi così velenoso”. Ogni volta ti fai strada come tenia, nelle mie interiorità e mangi ciò di cui mi nutro anch’io, indebolendo la mia vitalità creativa. È una strana convivenza la nostra, non una accanto all’altra, ma una dentro all’altra. Immagino scherzosamente una matrioska a volte e a volte un sarcofago di Norimberga, dove tu mi ferisci con i tuoi affilati ricordi. Io non ti so, io non ti conosco eppure so e conosco il veleno che ti porti appresso, ricomincia così la serie di accadimenti: so di cadere in una trappola che mi porta a stare male, so con certezza e racconto come se fossi qui con me, tutte le fasi della curiosità, della dolcezza, dello sconcerto, dell’incredulità, dell’amarezza, della rabbia e della tristezza che tu porti con te, assieme al tuo ricordo.

Allora poi fantastico e penso al pensiero, mi chiedo se a volte io busso alla soglia dei tuoi ricordi. A volte spero di farti male, di essere il tuo sarcofago, la tua matrioska di velluto che ti avvolge anche con tenerezza. Per rabbia spero tu non abbia pace, poi per gioco ti dico che mi dispiace, ti voglio bene.

Mi ricorda tanto una tortura mitologica, con la quale devo sempre fare i conti, ogni giorno, più volte. Ho osato sfidare per te le mie divinità interiori infere e questa è la mia punizione.

Passerai, passerai come ricordo e mi ferirai altre mille volte, passerò attraverso i tuoi frammenti di ghiaccio che ti porti dentro, passerò lo spettro colorato delle emozioni, ogni volta, per te. Guarirò, perché per ogni stalattite di ghiaccio che cade frantumandomi il cuore, si accende un fuoco di saggezza e di amore, verso me stessa che mi richiama ai miei obblighi.

Passerai, mi ferirai, un giorno però, ne sono certa, passerai inosservata e farai più baccano del solito, come una vecchia zingara alla quale non rimangono che le maledizioni e gli sputi, per attirare la mia attenzione.

Sarò già in un altro strato di coscienza e di conoscenza, dove non potrai più toccarmi. Sarò nel mio elemento, quello dove ci si ritrova solo fra anime simili, non troppo fredde né troppo di fuoco, anime gentili.

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