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L’altra parte della luna

Non sai cosa disgusta di più le persone se non rivedere un lato di sé che non vorrebbero vedere in altri.
È quel lato oscuro della luna che vediamo poco e che quindi pensiamo non esista, la cosiddetta luna nera. Non senti mordere dentro, il passo scaltro del lupo che ulula, dentro? Le mani intrecciate sperando che tutto questo si allontani, la mente distratta da mille altre cose e poi all’improvviso un morso e poi un altro, un altro ancora.

Non ci sono preghiere, non ci sono superstizioni o parole incantate per allontanare il lupo, bisogna farselo amico, dicono, io pratico il distacco. Lo ascolto, quando deve parlarmi di faccende private, lo ascolto attentamente. Ogni inflessione del suo ululato, ogni nota di dolore, lui si ammansisce e via, si fa accarezzare.

Dicono che ogni notte abbia il suo giorno, ma quanta sublime paura fa l’alba quando arriva silenziosa, mentre si guardano le stelle? È la non continuità a sconvolgere, il cambiamento, che, come vediamo, fa parte immutato della natura. Una natura immutevolmente mutevole. Strano a dirsi ma è così.

Si cambia sempre per non cambiare mai, abbiamo parole buone per chi ci sa essere accanto e parole orrende per chi ci dà contro. Eppure siamo sempre le stesse persone, sappiamo essere così spregevoli alle volte, non abbiamo la cosiddetta cultura dell’estraneo.

Essa si spiega principalmente nel fatto che con un estraneo ci sentiamo liberi di essere cattivi e volgari, gratuiti, tanto che c’importa non lo conosciamo, no? Anche una persona conosciuta e stimata può diventare estranea eppure nel dolce ricordo che serbiamo per lei non ci comporteremmo mai in maniere non degne di noi.

È l’amore che muove, tutti, è questo che ci salva nei periodi di luna nera.

Ammiro in te,
che non ti abbatti mai,
o dolce sequoia

e lasci abbatterti senza dolore
senza attaccamento e senza passione
sei distesa accanto alle tue radici

non piangi se non di gioia
per averle raggiunte ancora una volta
e rinasci dal tronco tagliato indegnamente.

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