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La mia casa

È il tempo della musica, di quella immaginata. È il tempo di correre con la fantasia perché abbiamo lo spazio necessario per farlo.

Allora immagino queste note formare un paesaggio, lo intendo sui toni poco saturi come quelli di una mattina d’inverno dove il sole si combatte gli spazi fra le nubi.
Penso a quei giardini, a quei campi di nessuno nei quali nasce la poesia, inventata dalla terra e da chi la lavora.
Una danza di mani, di piedi che calpestano e sconvolgono le zolle di terra ora pronte all’inizio di una nuova vita.
Si dice che sia il dolore il motore della creatività, il disagio, lo sconvolgimento.
Io credo in una creatività tranquilla, felice, mossa dall’amore. Credo nei tempi di attesa come in spazi bianchi che possono essere riempiti di serenità.

Posso riempire questa stanza d’amore oppure di risentimento, di verità oppure paura, di costanza oppure di pigrizia eppure sarò sempre io a esserci dentro.

Arredo questo giardino di nessuno come un salotto all’ora del tè, dove attendo amici che non vedo da anni.
Poltrone vecchie e comode, tappeti a coprire le pozzanghere, tavolini che barcollano tra un germoglio e l’altro.

È così che immagino questa mia casa all’aria aperta.

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