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Abitudini

Erano, dopotutto, giorni sempre uguali.
Alzarsi dal letto al mattino, maledire allegramente la vita, fare ciò che si deve. Guardare ogni singola particella di pensiero e dire: “questo non mi appartiene, da dove arriva?”
Posare gli occhi sui mille oggetti accumulati in anni, pensare alla loro fugace bellezza quando ancora erano nuovi e alla loro inutilità ora, la consunzione, gli anni di polvere che li appesantivano.
Vagare con lo sguardo verso la libreria, custode di generi diversi fra loro: libri con un’anima.
Racconti, romanzi, saggi, manuali, vocabolari, polizieschi.
Pezzi di vite altrui, anni, depositati in mensole di legno perfettamente parallele alla linea di terra.
Un tesoro, preziosi istanti di felicità. Illusione di conoscenza e sicurezza nell’ allontanare l’ignoranza ancora per un po’. Vite di persone sconosciute per un po’ mi appartengono, il regalo dei pensieri altrui, le loro emozioni, i loro sentimenti, le incertezze e i mitici ideali. Le avventure di un’ora al giorno, lontano da questa sabbia mobile che, momento dopo momento, mi inghiotte.

Pensieri di questo tipo, ogni giorno, la salvezza nelle parole degli altri.

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