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Matrioska

Ci sono cose che non conosco, semplicemente si nascondo dietro alla comune realtà.
Confezioni comuni per differenti contenuti, la verità si sta sfasando, si divide, si moltiplica, forse.
Ci sono cose che ne nascondono altre, come un’invisibile matrioska di eventi, di significati.
Mi aspetto l’amore, ma cosa sto aspettando in realtà? Un pubblico riconoscimento per essere degna d’amarmi, e se potessi farlo da me?
Di apprezzarmi, da sola. Di volermi, da sola. Di stare bene, nella mia pelle.

Parlo per spiegare, scrivo perché le cose che ho in mente abbiano per me un sapore di eternità, ma potrebbero anche non essere mai lette le mie parole, quindi?
Scrivo per esprimermi può essere corretto, può essere la giusta definizione per la scrittura.

Dipingo per mostrare quel che sento, a volte è un sole feroce fra i fili d’erba e a volte è un agitatissimo crisantemo in bilico fra la vita e la morte.
Fra quel che è e quello che idealmente dovrebbe essere, la morte è rappresentata dal dovere.

Scatto foto per rendere il movimento, per frugare fra i fiori, per far vedere quel che io vedo, anche se risulta impossibile rendere lo stesso tipo di sguardo.

Che cosa sia l’espressione di se stessi rimane un mistero, un gioco di matrioske dove si punta all’essenziale, a quel che non si vede ma che si intuisce, uno uguale a se stesso, la contemporaneità, la simultaneità. Il processo di evoluzione, l’invecchiamento. Io che contengo infinitamente me stessa, in una regressione fino all’infanzia, un processo reversibile, questo è l’espressione di sé.

Sono io, sono io, sono io, sono io, sono io.

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