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Il tempo #4

“Trovo repellenti le abitudini, trovo maligne le sofferenze che queste causano.”
Ripetevi questa frase quando eri nervoso, quando non ne potevi più di tutte le costrizioni che quotidianamente sentivi di subire. Un’abitudine, una maledetta abitudine, dicevo io di fronte a te, che, con occhi lievi e vuoti, guardavi verso il pavimento, alla ricerca di una soluzione, “un’assoluzione” ti avrei detto io dopo qualche momento di silenzio.

“Vuoi essere perdonato per la tua capacità di agire fuori dagli schemi?”
“Se si desidera essere perdonati significa che si agisce nella colpa, non credi Elisabeth?”
“Forse.”
“Sono io che dovrei perdonare quest’epoca, questa società, per essere troppo poco aperta e poco generosa con chi non si trova d’accordo con le restrizioni che queste impongono.”
“Già” risposi senza altre parole d’aggiungere.

Rimanevi impigliato come una piccola mosca nella rete e forse anche nel gorgo dei tuoi pensieri più difficili da sbrogliare. Come se dalla nascita ti fosse stato donato un gomito aggrovigliato e tu passassi tutta l’intera esistenza nel tentativo, ridicolo, di trovare i due capi della matassa.
Silenziosamente cercavo di dirti che ciò che volevi capire fosse il perché della vita, di alcuni suoi automatismi, altrettanto silenziosamente tu mi dicevi di sapere che ciò che stavi capendo stava aldilà delle tue migliori intenzioni, gettavi nelle acque oscure un sasso, ma nessun riverbero ti poteva scuotere da questa sottile e ostinata ignoranza.

“Sono stanco.”
“Di che cosa?”
“Ripetitivamente stanco, di non trovare soluzione.”

“Non trovo il capo di questo immenso nodo, tu ricami, tu mi parli e io non trovo il bandolo di quel che mi stai dicendo, sei come una sibilla che proferisce parole apparentemente senza senso e io dovrei trovarne il filo comune che le lega tutte quante, forse stai ricamando il cielo, anzi le stelle, e io devo scoprire le costellazioni, tutto può essere qualsiasi cosa…”
“Non credevo di essere così criptica, enigmatica, pensavo di…”
“Ecco vedi, un’altra profezia.”
“Già.”

Amavo di te anche la tua fronte corrucciata davanti le incertezze che io e la vita ti ponevamo, il tempo un semplice ticchettio per te, in questo continuo flusso di pensieri. Scherzosamente ti dicevo che per te il tempo non passava, non invecchiavi mai. Niente di importante per te realmente succedeva, tutto era e si trasformava d’improvviso, come sotto l’effetto di una magia repentina.

“Sono soltanto stanco e innamorato, talmente tanto, da arrendermi di fronte alla realtà delle cose.”

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